28/01/2012 - S. Tommaso d'Aquino (m)
 


News

Notizie di attualità ed eventi della Diocesi di Pozzuoli
  • PELLEGRINAGGIO A ROMA - 15 FEBBRAIO 2012
    Ufficio per il turismo e lo sport
  • CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI
    1° incontro di orientamento vocazionale
  • UFFICIO PASTORALE GIOVANILE
    Corso per animatore
  • Educare al dono di sé - Nuova lettera pastorale del Vescovo
  • SCUOLA DI FORMAZIONE ALL'IMPEGNO SOCIALE E POLITICO: ONLINE RELAZIONE DI MONS. BREGANTINI
  • CENTRO PROFETICO - INIZIAZIONE CRISTIANA DEI FANCIULLI
    Nuovo anno catechistico 2011/2012
  • CONVEGNO ECCLESIALE DIOCESANO 2011
    EDUCARE ALLA VITA BUONA DEL VANGELO
11/01/2012 - PELLEGRINAGGIO A ROMA - 15 FEBBRAIO 2012
L'Ufficio diocesano per il Turismo e lo Sport, su incarico del nostro Vescovo, ha organizzato per il 15 febbraio p.v. un pellegrinaggio a Roma per l'udienza del Santo Padre.

L'importanza e la valenza ecclesiale di questa iniziativa risiedono nel desiderio di voler esprimere al Santo Padre il nostro ringraziamento per aver inviato il suo delegato, il Cardinale De Giorgi, in occasione della conclusione dell'anno paolino diocesano, e nel recarci, inoltre, come pellegrini alla tomba dell'Apostolo delle genti.

N.B. Per favorire la massima partecipazione dei nostri fedeli è stato effettuato un significativo aggiornamento del programma e delle modalità di partecipazione al pellegrinaggio; le nuove indicazioni sono contenute nel file allegato.





 
Agenda Diocesana
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Lunedì 9/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE ALL'IMPEGNO SOCIALE E POLITICO
    18 - Teatro al Villaggio del Fanciullo - Pozzuoli
  • UFFICIO CANCELLERIA
    Riapertura degli uffici della Curia diocesana
  • VITA DIOCESANA
    Giornata pro episcopo
    13° anniversario di ordinazione episcoaple di Mons. Gennaro Pascarella
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Martedì 10/1/2012
  • UFFICIO PER IL DIACONATO PERMANENTE E I MINISTERI
    19,15 - Sala Laurentiana - Pozzuoli
    Formazione permanente per i diaconi.
  • UFFICIO EVANGELIZZAZIONE E CATECHESI
    18 - Curia diocesana
    Incontro dei responsabili
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Mercoledì 11/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
    18,30

    - anno propedeutico nelle foranie ore 18,30

    - 1° anno: Bagnoli ore 17,30 - Pozzuoli ore 18,30

12
Giovedì 12/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
    18,30
    3° anno: Bagnoli ore 17,30 - Pozzuoli ore 18,30
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Venerdì 13/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
    2° anno: Bagnoli ore 17,30 - Pozzuoli ore 18,30
  • CAPITOLO CATTEDRALE
    9,30 - Chiesa San Giuseppe - Pozzuoli
    Santa Messa capitolare
  • FORANIA DI FUORIGROTTA Incontro dei presbiteri
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Sabato 14/1/2012
  • UFFICIO PER LA PASTORALE GIOVANILE
    22 - Parrocchia Santa Maria delle Grazie - Pozzuoli
    Evangelizzazione di strada: "Una luce nella notte"
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Domenica 15/1/2012
  • 98a GIORNATA DEL MIGRANTE E DEL RIFUGIATO
  • UFFICIO PER LA VITA CONSACRATA
    16 - Sala Laurentiana - Pozzuoli
    Formazione permanente
  • INCONTRO MIEAC
    16 - Parrocchia Santissimo Redentore e San Ciro - Fuorigrotta
  • UFFICIO MIGRANTES
    Giornata diocesana
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Lunedì 16/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE ALL’IMPEGNO SOCIALE E POLITICO
    ore 18 - Teatro al Villaggio del Fanciullo - Pozzuoli
17
Martedì 17/1/2012
  • 23a GIORNATA PER L’APPROFONDIMENTO E LO SVILUPPO DEL DIALOGO TRA CATTOLICI ED EBREI
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Mercoledì 18/1/2012
  • SETTIMANA DI PREGHIERA PER L’UNITÀ DEI CRISTIANI (18-25 gennaio).
  • SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA

    - Anno propedeutico nelle foranie ore 18.30

    - I° anno: Bagnoli ore 17.30 - Pozzuoli ore 18.30

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Giovedì 19/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
    III° anno: Bagnoli ore 17.30 - Pozzuoli ore 18.30
  • VITA DIOCESANA Consiglio pastorale diocesano
    ore 19 - Sala Laurentiana - Pozzuoli
20
Venerdì 20/1/2012
  • SCUOLA DI FORMAZIONE TEOLOGICA
    II° anno: Bagnoli ore 17.30 - Pozzuoli ore 18.30
  • FORANIA DI FUORIGROTTA Incontro dei presbiteri
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Domenica 22/1/2012
  • CENTRO DIOCESANO VOCAZIONI E SERVIZIO PER I MINISTRANTI
    ore 10 - Villaggio del Fanciullo - Pozzuoli
    Giornata di spiritualità e orientamento vocazionale:“Rispondere all’amore si può”.
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Ultimi articoli
  • C'è una casa famiglia per realizzare una donna nuova. Per le detenute esperienza pilota della Caritas flegrea
    «L'obiettivo è fornire uno stile alternativo di vita. Un riscatto che l'istituto penitenziale non può offrire». Dalle parole di Maria Ricciardi, responsabile della casa famiglia Donna Nuova, emerge il significato, profondo e impegnativo, del progetto portato avanti dalla diocesi e dalla Caritas diocesana di Pozzuoli. L'opera-segno è attiva nel centro San Marco, nel cuore antico di Pozzuoli. Nasce nell'ottobre 2009, in continuità con l'esperienza del centro Ero Forestiero, il progetto che per anni ha accolto donne immigrate di tutto il mondo. Un impegno, quello di Donna Nuova, che coinvolge la Caritas e i volontari per 24 ore al giorno, tutti i giorni dell'anno. Perchè chi è recluso non conosce festività o ferie. La casa famiglia di Pozzuoli, è l'unica struttura esclusiva per le detenute in provincia di Napoli. In tutta la regione esiste un centro analogo solo a Capua. «Come operatori della Caritas – racconta la responsabile – negli ultimi anni abbiamo notato che le esigenze delle donne immigrate sono cambiate. Nei momenti di difficoltà non si rivolgono più alle strutture dedicate all'accoglienza ma hanno come punto di riferimento la rete di fatto che hanno creato le loro comunità. Per cui se le straniere hanno problemi si rivolgono alle loro amiche e connazionali. Abbiamo quindi selezionato, tra le problematiche della donna, le esigenze particolari delle detenute. È stata una scelta per essere ancora più vicini a chi si trova in difficoltà». Il centro offre ospitalità a chi può usufruire di misure alternative alla detenzione. «Di solito sono straniere – spiega Ricciardi - ma abbiamo anche italiane, questo è il passo in avanti, rispetto al passato quando avevamo il Centro esclusivo per le immigrate». Le porte sono aperte anche quando ci sono detenute che possono usufruire di permessi premio, ma non hanno luoghi dove andare. «Tecnicamente – chiarisce Ricciardi – non siamo una casa famiglia. Ma abbiamo voluto darci questo nome perchè di fatto noi siamo una famiglia. È uno stile che vogliamo offrire come alternativa alla loro vita precedente. Il principio di base è: chi è in carcere ha sbagliato perchè non ha avuto un'altra opportunità. A giudicare non siamo noi. Ogni persona ha esigenze diverse e dobbiamo costruire singoli percorsi di cambiamento». Tutto si regge grazie ai volontari, persone formate con corsi specifici: due psicologhe (Daniela Ciccarelli e Manuela Corrado), un'assistente volontaria (Lina Stanco), il signor Enrico De Vincenzo e altri dieci collaboratori che si occupano delle attività. Per l'assistenza sanitaria c'è l'ambulatorio S. Giuseppe Moscati diretto dal dottor Pasquale Grottola. Tra le attività si punta molto sull'istruzione e sul lavoro: il vero cambiamento. Oltre alla collaborazione con l'Iti “Tassinari” c'è il progetto “Tutti a scuola” con il Centro Territoriale di Educazione Permanente della “Diano” diretto da Maria Rosaria Laolè. Una delle ospiti è iscritta alla facoltà d'ingegneria, un'altra si sta formando come estetista e un'altra ancora sta studiando per la licenza elementare. I numeri delle ospitiChi sono le ospiti del Centro Donna Nuova? Sono detenute agli arresti domiciliari (quindi in attesa di un giudizio definitivo), in detenzione domiciliare (giudicate che scontano la pena), in semilibertà e in affidamento ai servizi sociali. Il Centro ha rapporti con il Tribunale di Sorveglianza oppure con la Corte di Appello. L'opportunità del Centro viene indicata dalle detenute tramite gli avvocati, i volontari e gli educatori del carcere. Ad oggi sono state ospitate (comprese le presenti) dodici donne. Di queste otto sono straniere. La struttura può ospitare fino a otto detenute, così quanti sono i posti letto. Sei sono per le detenute stabili mentre due posti sono riservati all'emergenza: uno per permessi premio e l'altro per la fine pena. Il carcere, su disposizione del tribunale, può da un momento all'altro rilasciare la detenuta ma questa potrebbe non avere un posto dove andare. Le donne provengono da tutti i penitenziari italiani, soprattutto dalla Casa Circondariale di Pozzuoli. Si tratta quasi sempre di arresti domiciliari o detenzione in casa. Le forze dell'ordine possono effettuare controlli in qualsiasi ora del giorno e della notte. L'assistenza spiritualeLa Casa Famiglia offre anche una proposta spirituale alle ospiti. Ad aiutare la direttrice ci sono le suore. Fino allo scorso anno c'erano tre sorelle delle Piccole Missionarie Eucaristiche. Adesso nel centro operano suor Valeria e suor Gemma della Congregazione della Presentazione di Maria Santissima al Tempio. Le suore, che si occupano anche della pastorale carceraria, sono affiancate da due volontarie, prestano servizio in ambulatorio medico e incontrano le ragazze più volte durante la settimana per assistenza spirituale e momenti di preghiera. Lo stesso don Fernando Carannante, vicario episcopale per la carità e direttore della Caritas diocesana, è presente e segue spiritualmente le ospiti. Ogni mercoledì c'è la lectio divina e il venerdì sera il colloquio.
  • 2012, basta cicale, si cambia stile di vita
    Con l'anno nuovo, alcune riflessioni sul senso dell'attesa e sulla paura del futuro: il cristiano mira al “punto Omega” Chi non conosce la poesia di Leopardi “Il sabato del villaggio”? Per intenderci, quella “donzelletta vien dalla campagna in sul calar del sole, col suo fascio dell'erba”... Quasi tutti abbiamo dovuto impararla a memoria (anche se ora non so se le poesie a memoria si usano ancora...), e tutti ne comprendevamo facilmente il significato. In realtà, in quel capolavoro di poesia e di riflessione filosofica si evidenziava una dimensione fondamentale della vita, e cioè l'attesa piena di speranza e gioia. Attesa che, per il “pessimista” Leopardi, alla fine veniva puntualmente delusa: se il sabato “di sette è il più gradito giorno”, quello seguente è infatti solo “tristezza e noia”, incapace com'è di realizzare tutto il carico di attese e speranze del giorno precedente. Ho amato molto, da ragazzo, questo poeta, e sono convinto che non sia stato ancora completamente compreso. Ma proprio per questo mi è tornato alla mente in questi giorni, di Avvento prima, e di tanti discorsi su quello che ci porterà l'anno nuovo poi; e mi sono chiesto: “Ma oggi, scriverebbe le stesse cose il grande poeta? Potrebbe raccontare l'attesa del giorno di festa allo stesso modo?”. Penso proprio di no, e per spiegare il motivo della mia convinzione basta chiedersi: chi tra noi si aspetta davvero qualcosa di bello e di imprevisto dal nuovo anno?Vi è nell'aria un profondo senso di smarrimento, di sfiducia, di rassegnazione, e soprattutto di paura del futuro. A dire il vero, non è che non ci siano ragioni, per vivere in questo stato d'animo... Basti pensare alla situazione economica, ai gravi problemi del mondo del lavoro, alle prospettive non rosee in ogni campo. Come aspettarsi qualcosa di bello, di nuovo, di risolutivo in senso positivo, in questa situazione? Mala tempora currunt, dicevano già i latini, figurarsi oggi. Non posso però fare a meno di chiedermi: ma è davvero tutto qui? Davvero non c'è altro da fare che piangersi addosso, cadere nella depressione, guardare con angoscia al futuro? Davvero non c'è modo di recuperare quell'attesa carica di speranza e di capacità di stupirsi di ciò che veniva donato dalla vita? Io penso che alcune cose possiamo farle, per andare in questa direzione. In primo luogo, è necessario renderci conto che tutte le difficoltà di oggi nascono dalla precisa colpa di essere vissuti per molto tempo al di sopra delle nostre capacità. Per molto, troppo, tempo, siamo stati cicale, e non formiche. Abbiamo pensato, tutti, che fosse possibile continuare all'infinito a sperperare, consumare, depredare (le nazioni più povere), sfruttare (le risorse altrui). Se ci rendiamo conto di questo, siamo sulla buona strada: è possibile guardare con più fiducia al futuro se questo significa cambiare il nostro stile di vita, riscoprendo il valore di una maggiore sobrietà. Il nostro vescovo scriveva già nel 2008, nella sua Lettera Pastorale per la Quaresima: «Coltivare uno stile di vita sobrio ci fa uscire dalla logica del consumismo, che “mantiene un persistente orientamento verso l'avere anzichè verso l'essere”. La sobrietà è un modo di essere. Essa ci tira fuori dalle notevoli influenze del contesto sociale, in cui viviamo, rendendoci più liberi. Essa ci aiuta ad affrontare con più incisività la sfida culturale che oggi il consumismo pone, evitando scenari futuri carichi di preoccupazioni per le giovani generazioni... La moderazione, se diventa una scelta di un gruppo o di una società, cambia la qualità della vita: assicura a tutti la possibilità di soddisfare i bisogni fondamentali e porta ad un minor dispendio di risorse». Siamo ad un bivio, dunque: o pensiamo di continuare nel nostro modo solito di vivere, ed allora l'angoscia e i timori sono giustificati; o troviamo il coraggio di cambiare, ed allora si può essere più ottimisti. Aggiungo ancora altre due brevi considerazioni. Il cristiano, a questo discorso, unisce la consapevolezza che non è tutto “qui ed ora”, che vi è ben altro: recuperare un senso escatologico, la capacità cioè di “andare oltre” alle situazioni del presente, aprendo il proprio sguardo all'invisibile, è oggi fondamentale. Ed infine, il cristiano sa meditare sulla storia, e questo significa che egli sa bene che possono esserci cadute e difficoltà, ma tutta la storia (anche personale) corre verso quel punto finale che è Gesù Cristo (il “punto Omega”, lo ha chiamato qualcuno). Avere nel cuore queste certezze, di ragione e di fede insieme, aiuta allora senz'altro a dire con forza, speranza e gioia: Buon Anno a tutti!Pino Natale
  • Verso la Giornata mondiale del Migrante. Celebrata a Salerno a livello regionale il 15 gennaio, a Pozzuoli il 22 gennaio
    Quest'anno la 98%AA Giornata mondiale del migrante e del rifugiato sarà celebrata il 15 gennaio a livello regionale nell'arcidiocesi di Salerno. Nella nostra diocesi di Pozzuoli vivremo un momento particolare di segni di evangelizzazione la domenica successiva, 22 Gennaio, con la celebrazione della Santa Eucaristia, nella chiesa San Marco, in via Roma, 50, a Pozzuoli (ore 16.30). Attraverso Segni dei tempi, vogliamo dare questo messaggio evangelico per una sensibilizzazione all'evento. Tema di quest'anno, riprendendo il messaggio del Papa, sarà “Migrazioni e nuova evangelizzazione”. Se scegliessimo noi il modo di fare, di operare, potremmo spesso essere interiormente erosi dalla domanda: Ma ho fatto veramente ciò che dovevo? Invece la coscienza di essere mandati è una grande forza, una forza per tutti i momenti della vita. E addirittura in Deuteronomio si legge che anche la morte è comandata: “Mosè morì per ordine di Dio” (34,5). In qualche modo tutto rientra in questo mandato del Padre. Anche noi dobbiamo con spirito di fede ricordare e riconoscere che siamo mandati e comandati nel nostro apostolato. Questo non vuol dire che non ci debbano essere prudenze, precauzioni, ecc., ma vuol dire che quando uno ha la coscienza di essere mandato, può andare avanti tranquillamente senza lasciarsi vincere dalle difficoltà. Se poi guardiamo il metodo usato da Gesù per la missione, vediamo che si basa molto sugli incontri personali... “apostolato della strada”, la missione evangelizzatrice dei poveri, dei senza tetto, dei rifugiati e dei profughi. L'Evangelizzazione è sempre a tu per tu. Parte da un contatto, da persona a persona. E questo ci dà una grande gioia perchè, certo, può darsi che le circostanze concrete della nostra missione non siano le migliori, che l'organizzazione non sia bene oliata, comunque un cristiano ha sempre modo di incontrare le persone e può dire loro una parola, dare loro se stesso come messaggio. La natura dell'evangelizzazione è così: non è comunicazione di una notizia al di fuori di noi, ma è qualcosa che abbiamo dentro noi stessi e consegniamo ad altri come tesoro prezioso. L'evangelizzazione nasce dagli incontri personali, per questo all'inizio si contenta anche dei piccoli numeri. Gesù manda gli apostoli perchè ciascuno incontri le persone, qualsiasi persona, senza discriminazione e senza distinzione, e porti la parola di vita, la forza. Certo, bisogna anche far conto dei numeri, ma non è questo il metodo fondamentale; ma è la testimonianza personale che è data dall'incontro di ciascuno con il suo prossimo.Un'altra caratteristica del nostro mandato, quindi della Migrantes, appare molto chiara: la povertà, la missione scelta di una presentazione di sè umile e povera. Non con un accompagnamento di eserciti, ma nella povertà e nella semplicità, così come si è. Questo non significa che bisogna eliminare tutto perchè, a seconda dei bisogni e circostanze, si possono usare strumenti che aiutino, ma sono sempre da considerarsi come aiuti, in modo che prevalga il metodo umile e povero di evangelizzare. Così la Migrantes continuerà a essere se stessa, continuerà a vivere il suo mandato perchè viva la vita in mezzo ai poveri come ha vissuto Gesù, che era povero fra i poveri, e quindi potrà comprendere meglio i poveri e la povertà di ogni persona e mettersi nella giusta relazione con Dio, che è di umiltà, di gratitudine e di abbandono a Lui. Noi Migrantes, se proclamiamo il Vangelo ad ogni persona, troveremo nel Vangelo stesso il nostro dono, la nostra ricompensa. Invito tutti, in particolare i confratelli e i responsabili delle realtà di volontariato del territorio, a sensibilizzare verso questa giornata, nelle proprie comunità parrocchiali e organizzazioni (per info: migrantespozzuoli@libero.it). Don Paul John Opara, direttore della Migrantes diocesana
  • Qui Quarto, va ora in onda la parrocchia
    L'esperienza della comunità dei santi Pietro e Paolo: una web tv che avvicina chi è costretto a restare in casa come gli ammalati. Volontari e creatività per la singolare esperienza online: si utilizza anche la videosorveglianza Una web tv per trasmettere la Santa Messa agli ammalati. È l'idea di un gruppo di fedeli della parrocchia dei santi Pietro e Paolo apostoli di Quarto. E da alcuni mesi la celebrazione delle 11,30, officiata da padre Erminio Albano della Società Divine Vocazioni, arriva direttamente nelle case di chi non può essere presente in parrocchia. «Abbiamo la media di sessanta collegamenti ogni domenica. Non sono pochi». A parlare è Salvatore Basile, tecnico di arti tipografiche con la passione per la tecnologia e le riprese video. È lui che coordina il gruppo di giovani che stanno partecipando alla “Web Tv Santi Pietro e Paolo”. Per collegarsi basta avere un computer e una connessione ad internet. La web tv quartese utilizza LiveStream.com, un sito internet da cui è possibile trasmettere immagini in diretta di buona qualità. Attraverso questo canale hanno trasmesso in tutto il mondo, con il permesso di Canale 21, anche la diretta della celebrazione per la beatificazione di don Giustino Russolillo del 7 maggio. Ma dalla parrocchia sono andate in diretta online anche le cresime e le comunioni. «Vogliamo dare innanzitutto un servizio agli ammalati – spiega Basile – e l'altro obiettivo è aiutare i giovani a creare aggregazione e ad imparare un mestiere». I mezzi non sono molti, ma le capacità organizzative e la creatività non mancano: si utilizzano persino le telecamere di sorveglianza all'interno della chiesa. «Abbiamo un banco di regia e anche due telecamere mobili durante la celebrazione» spiegano gli operatori. La web tv nasce dopo alcuni anni di esperienza con il sito parrocchiale e l'inserimento online di video del parroco che commenta i passi del Vangelo. Del gruppo fanno parte numerosi giovani. Come Nicola, di 17 anni, che impara a fare il cameraman oppure Marco Meli, impiegato, che si occupa della regia. Marika Marino è una dipendente statale. Residente a Quarto, lavora a Varese: «Siamo riusciti a realizzare – afferma - anche dei collegamenti dal nord. Per me è un modo di sperimentare la nostra tecnologia e la qualità delle immagini». Marika riesce a collaborare alla regia attraverso internet direttamente da Varese; in particolare si occupa della titolazione. Il suo impegno è un modo per sentirsi più vicini a casa: «La gente chiede: ma perchè non trasmettete anche la Santa Messa del sabato sera?». Prima della celebrazione va in onda una “signorina”, un avatar creato da un programma che annuncia la messa in onda della celebrazione. «In parrocchia – conclude Basile – l'età media è molto alta. Questo è un modo per avvicinare i ragazzi. Abbiamo molte idee e stiamo cercando di realizzarle. Con poco è possibile creare degli incontri interattivi o dare, prima dell'inizio della messa, delle news sugli eventi diocesani». «Vogliamo far conoscere il territorio anche attraverso la chiesa – dice Marco Meli – vogliamo raggiungere i lontani e far vedere che in chiesa si gioisce: Dio è gioia. Vogliamo far capire che in chiesa c'è allegria e che l'allegria è contagiosa». Per guardale la web tv connettersi al sito della parrocchia: sanpietroepaolo.itCiro Biondi Il team nella foto. In piedi da sinistra: Salvatore Basile (team manager), Nicola D'ambrosio (cameraman), padre Erminio Albano (parroco) e Marika Marino (reporter). In ginocchio da sinistra: Marco Meli (team manager) e Mauro Della Monica (regia e software application).
  • Veglia di preghiera Diocesana per la Giornata Missionaria Mondiale nella forania di Soccavo
    Il tema che l'organismo pastorale della CEI “Missio” ha voluto proporre alle chiese di tutto il mondo, per l'ottobre missionario 2011 e per la Giornata Missionaria Mondiale è stato “Testimoni di Dio”.Cita don Gianni Cesena, Direttore Nazionale di”Missio”: “I missionari e le missionarie non possono che essere e sentirsi testimoni di Dio tra i popoli e le culture, confrontandosi spesso con volti di Dio incarnati in altre e diverse espressioni religiose%u2026”.E Papa Benedetto XVI nel suo messaggio per la giornata missionaria mondiale per l'anno 2011 così pronuncia: “Non possiamo rimanere tranquilli al pensiero che dopo duemila anni, ci sono ancora popoli che non conoscono Cristo e non hanno ascoltato il suo Messaggio di salvezza. Non solo; ma si allarga la schiera di coloro che, pur avendo ricevuto l'annuncio del Vangelo, lo hanno dimenticato e abbandonato, non si riconoscono più nella Chiesa%u2026.”.È con questo spirito che l'equipe del Centro Missionario Diocesano di Pozzuoli guidati dal direttore sac. Pasquale Mancuso anima missionariamente le parrocchie della nostra diocesi, ed in particolare durante l'ottobre di quest'anno la forania di Soccavo.Il 22 ottobre nella parrocchia S.M.di Montevergine sita su via Epomeo è stata celebrata la veglia di preghiera per la Giornata Missionaria Mondiale.Il Vescovo monsignor Gennaro Pascarella ha presieduto l'intenso momento di preghiera che il CMD in collaborazione con il coro e gli animatori pastorali della parrocchia stessa, ha curato in tutti i vari momenti che si sono susseguiti. La veglia infatti è stata articolata in tre passaggi fondamentali: “La Parola si fa ascolto”, “La parola si fa preghiera”, “La parola si fa missione”.Molto forte è coinvolgente è stato il momento in cui suor Paola Vizzotto, missionaria delle suore dell'Immacolata, ha donato a tutti i presenti la testimonianza della sua ventennale esperienza di missionaria in Camerun. In particolare con vivace e prorompente entusiasmo ha spronato tutti ed in primis i molti giovani presenti, a fare scelte coraggiose nel portare il vangelo in tutto il mondo, a non avere paura di lasciare, come lei ha fatto, i propri affetti per donare la vita o una parte di essa alle missioni e ai popoli che hanno fame della parola del Vangelo. Al termine del suo accorato intervento la platea dei fedeli non ha potuto trattenere un forte e lungo applauso a conferma dell'entusiasmo che suor Paola ha saputo infondere .Durante la veglia di preghiera l'equipe del CMD, ha voluto ricordare padre Fausto Tentorio, missionario del Pontificio Istituto Missioni Estere che il 17 ottobre scorso è stato ucciso davanti alla sua parrocchia di Arakan nell'isola di Mindanao nelle Filippine, dopo oltre trenta anni di lavoro.I suoi confratelli del P.I.M.E. hanno dichiarato dopo la sua morte: “Vi è stato detto, o mortali, ciò che è buono, e ciò che il Signore richiede da voi: rendere giustizia, amare con bontà e camminare umilmente con il vostro Dio ( Michea 6, 8 ). Questo è il passo biblico che si legge nel testamento di padre Fausto Tentorio, il nostro confratello. Queste parole contengono in sintesi tutta la vita e la missione di padre Fausto. Veramente ha camminato umilmente con il suo Dio, praticando la giustizia e la bontà amorosa in nome dei più poveri, tra i poveri e gli emarginati del popolo filippino e con gli indigeni e i contadini dell' Arakan Valley, North Cotabato”.Gennaro Lucignano
  • Le riflessioni di monsignor Bregantini all'inaugurazione della Scuola socio politica della diocesi di Pozzuoli
    Ci sono degli incontri significativi che aprono orizzonti e danno slancio al cuore per partire. Così è avvenuto grazie all'incontro, nell'auditorium del Seminario a Pozzuoli, con padre Giancarlo, come si fa chiamare monsignor Bregantini, arcivescovo di Campobasso-Bojano. È approdato in Molise dopo la sua lunga esperienza calabrese, come cappellano nelle fabbriche di Crotone e nel carcere, poi come vescovo della diocesi di Locri-Gerace. Queste esperienze, come lui stesso riconosce, sono state determinanti e hanno fatto maturare una modalità di guardare al Sud e ai suoi problemi, ma anche una consapevolezza della risposta pastorale che la Chiesa deve dare. Erano in tanti ad ascoltare il suo intervento che ha inaugurato la Scuola diocesana di formazione all'impegno sociale e politico. Con un linguaggio appassionato, vivace nelle espressioni, ne individua il fondamento, i principi guida e traccia un itinerario d'impegno, potremmo dire un manifesto, attraverso una serie di parole chiave. Bregantini ama giocare con le parole e costruisce continuamente dei binomi, espressioni mutuate dal linguaggio corrente alle quali affianca parole illuminanti e cariche di futuro.Il suo discorso prende avvio dalla Caritas in veritate, l'enciclica di Benedetto XVI. È qui che si trova esplicitato il fondamento dell'impegno nella società dei cristiani. Sin dai primi numeri l'enciclica sottolinea che “la carità è la via maestra della dottrina sociale della Chiesa” (nr 2), e d'altra parte senza la verità la carità scade nel sentimentalismo, nel fideismo, nell'incapacità di rispondere al reale, al quotidiano (nr. 3).In questo senso allora una scuola di politica deve essere “l'occhio di Dio sui problemi della gente”. Deve aiutare quanti vi partecipano a guardare ”oltre”%u2026 Cos'è quest'oltre? Con passione e con grande capacità educativa egli ha provato a spiegarlo, o meglio a evocarlo, attraverso la poesia di Leopardi “L'infinito” . Le “siepi”, le marginalità, si superano “sedendo e mirando”, riflettendo insieme, lavorando insieme e il “vento”, i segni di speranza non mancano.Basta guardarsi attorno: segno di speranza è la lettera che i giovani della Pastorale giovanile e del Progetto Policoro hanno consegnato, in apertura dell'incontro, ai sindaci e ai rappresentanti dei comuni della diocesi. Un chiaro segnale d'impegno alla cittadinanza attiva, al voler esserci e dare il proprio contributo. Segni di speranza sono quanti, al di là delle differenze, riescono a fare rete e a lavorare per il bene della comunità. Segno di speranza, diremmo noi, è un vescovo che crede sul serio in quel che dice e fa, che sa schierarsi ed è capace di gesti forti che rompono con il sistema. E penso alla scomunica comminata agli uomini della %u2018ndrangheta nel 2006.Bregantini passa a individuare poi i tre cardini dell'impegno sociale e politico: la sussidiarietà, la solidarietà, il principio del bene comune. Guidati da questi tre principi possiamo leggere il territorio e conoscere le marginalità, evitare che esse diventino emarginazioni trasformandole in tipicità, in elemento identitario. La tipicità si deve poi intrecciare con la reciprocità. Una concretizzazione positiva di questa triade sono state le cooperative sorte in Calabria, grazie alla collaborazione con gli imprenditori agricoli del Trentino. Per lo più invece abbiamo sotto gli occhi un Sud che manca di tipicità e rischia l'emarginazione e un Nord che ha esasperato la sua tipicità e manca di reciprocità. Affida poi all'uditorio, alla Chiesa di Pozzuoli cinque parole per il Meridione, che sono anche esse un itinerario, un progetto educativo. La prima parola è il sogno. Per ripartire, per ritrovare la sua identità gli uomini e le donne del sud devono puntare su ideali alti, che facciano alzare lo sguardo su quell'oltre. Occorre osare: ma perchè i sogni non scadano in illusioni devono essere tramutati in segni, devono cioè concretizzarsi in opere e progetti. La grande piaga del Sud non è la %u2018ndrangheta, la camorra, la mafia, ma il consegnarsi rassegnati davanti alla storia, il non riuscire a credere che possiamo farcela, che cambiare si può trasformando il destino in progetto, “l'ormai in ancora”. C'è bisogno di sentire che ognuno di noi è posto a custode di un giardino (seconda parola-chiave): la terra ci è stata affidata, è nostra ed è necessario tutto l'impegno, la responsabilità, occorre fare proprio i sentimenti dello sposo. E' questa la terza parola che dice ancora un atteggiamento da far maturare, da far crescere, da educare: educare alla fedeltà anche davanti al limite, alla marginalità perchè è solo conoscendola, sentendo tutto l'amaro di una condizione che si può tentare di trasformarla. Dobbiamo affinare dentro di noi il gusto del cielo, della bellezza: Dio, l'arte, la bellezza della natura, le cose fatte bene, “è il cielo a rendere la terra giardino”. La quinta parola è casa: che è anche il grande sogno da alimentare. Una Chiesa che sia casa accogliente, dove i “cinque piani” (le cinque dimensioni dell'umano) non vivano isolati, slegati, ma interconnessi, non uno più importante dell'altro, ma ognuno sussidiario all'altro. Primo piano è la spiritualità, senza di essa non c'è opera sociale che tenga, è il fondamento, il respiro ampio dei valori dell'interiorità, che accomunano i credenti e non credenti (l'idea delle cooperative in Calabria, ad esempio, è nata da un itinerario di ascolto della Parola: la storia di Rut). Secondo piano è l'etica: essa è la capacità di mettere in relazione quello che crediamo, speriamo, con la realtà, la quotidianità. La spiritualità senza l'etica diventa devozione, o devozionismo, pratica religiosa senza aderenza o contatto con il reale. La spiritualità e l'etica insieme creano cultura, essa è lo spazio della progettualità, dell'elaborazione. La politica è il quarto piano, ad essa è assegnata l'azione nella società e poi quinto piano l'economia che quando rispetta i livelli precedenti è distribuzione equa e solidale dei beni. Ascoltando monsignor Bregantini si fa spazio un pensiero: abbiamo bisogno come Chiesa, come comunità di ripensare la nostra identità, la nostra pastorale mettendoci in ascolto della Parola. Certi che, quando questo ascolto è vero, fa maturare pensieri nuovi e uno sguardo profetico. Anche noi dobbiamo pronunciare nel Sud, nei tanti Sud, le parole di fuoco di Pietro: “Non possiamo tacere%u2026” (Atti 4, 20).sr Viola Mancuso
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